Catia Ciofo

di Simone Pazzano

Ultima Modifica: 08/01/2020

Chef umbra, Catia Ciofo ama cucinare con la musica e trasformare le sue creazioni culinarie in vere e proprie poesie. Dal cuore dell’Italia porta in tavola il meglio della sua tradizione gastronomica, senza rinunciare a influenze che arrivano dal mare. La sua cucina è moderna e raffinata, ma si basa sulla semplicità: pochi ingredienti per piatto per esaltare alla perfezione i sapori di tutte le materie prime.
Attualmente è chef freelance e prepara menu ed eventi su misura, in base alle richieste del cliente.

Cosa vuol dire essere cuoco per te?

Essere una cuoca secondo me è rivestire un ruolo di grande importanza. Sì, perché a mio avviso vuol dire portare con un gesto amore e gusto a qualcuno.  
Si tratti di un commensale, un cliente o una persona a cui tieni e a cui vorresti far provare un’emozione.

Qual è il tuo ingrediente del cuore?

Faccio fatica a rispondere perché in realtà mangio e cucino tutto. Nel tempo ovviamente le mie preferenze sono cambiate. Al momento se proprio dovessi trovare un ingrediente del cuore direi i crostacei.  Li ho scoperti anni dopo aver cominciato a cucinare, perché effettivamente sono molto lontani dalla mia Umbria, ma credo rispecchino molto il mio modo di portare il gusto. Perché i crostacei sono molto delicati e dolci, hanno un colore forte e passionale. Dovendo scegliere un ingrediente del cuore direi dunque un gambero rosso. 

E l’ingrediente segreto invece?

Nel tempo penso che ciò che mi ha contraddistinto sia il fatto che amo cucinare con la musica e poi fare dei miei piatti una piccola poesia. Per quanto riguarda le ricette che preparo, ci tengo che si distinguano tutti gli ingredienti all’interno del piatto. Chi degusta si deve ricordare cos’ha mangiato nei sapori, nei colori e nel pensiero che c’è dietro il piatto. 

Prediligo quindi usare non molti ingredienti e con una lavorazione semplice.  

Il tuo viaggio dei sapori in Italia…

Del nostro ricchissimo Paese, mi piacerebbe molto scoprire meglio la cucina della Sicilia. Una regione che ha tanto mare, elemento che alla mia tradizione culinaria obiettivamente manca, essendo l’Umbria legata più alla carne. Apprezzo tantissimo i gusti che offre il mare, i frutti che può regalare. Mi piacerebbe quindi portare nella mia cucina contaminazioni e influenze dalla cultura gastronomica siciliana.  
Sconfinando invece, fuori dall’Italia amo la cucina giapponese, un’altra tradizione tutta da studiare e scoprire. 

Cos’è per te la cucina?

Innanzitutto credo che la cucina sia una donna. E questo lo devo soprattutto alle mie nonne, perché penso che tutto sia partito da lì, quando ero bambina. Anche se pure mio padre è un uomo che ha gravitato per tanti anni nel mondo della cucina. Sono sicuramente i ricordi dell’infanzia che mi hanno legato di più a questo mondo, a questo ambiente.
Ho iniziato prestissimo: sono nata in un piccolissimo paese, dove c’era l’abitudine di fare la spesa una volta alla settimana. E nel corso della settimana si preparavano cose che ora magari si comprano, come il pane, i sughi e molto altro… Diciamo quindi che con nonna era come avere un piccolo “laboratorio” sempre aperto. Quando penso alla cucina ricordo quindi la sedia che nonna mi metteva sotto per farmi arrivare al tavolo, dove poi facevo i miei “pastrocchi”. E il nonno assaggiava, faceva il degustatore diciamo.

Che stile deve avere il tuo ristorante?

Vorrei avere una piccola realtà, di pochi posti a sedere. Un luogo in cui portare ogni giorno un menu diverso. So che è un’idea molto complicata da realizzare, ma mi rispecchierebbe molto. Questo perché non amo tanto ripetere le stesse cose, vorrei quindi dare la possibilità ai clienti di variare ogni giorno. Da freelance amo infatti creare per i clienti dei menu su misura. 
Tornando al ristorante, vorrei sicuramente un’ambiente accogliente, in cui sentirsi a casa ma con la possibilità di spaziare con la musica e l’arte. Elementi che mi piacerebbe cambiare spesso così come con il menu. 

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L'Autore

Curioso prima di tutto, poi giornalista e blogger. E questa curiosità della vita non poteva che portarmi ad amare i viaggi e il cibo in ogni sua forma. Fotocamera e taccuino alla mano, amo imbattermi in storie nuove da raccontare.

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